Museo della Mafia

IL MUSEO
THE MUSEUM

Vittorio Sgarbi

Il Museo della Mafia è una raccolta di testimonianze, di memorie, della storia di una lunga sopraffazione contro lo Stato al posto dello Stato. Più di ministri, presidenti, sindaci, i mafiosi hanno rappresentato l’autorità in Sicilia. Il male è diventato leggenda. Il danaro ha dato sostanza al potere. Il potere mafioso che vive nascosto trova volto e viene esibito, senza paura, senza ipocrisia, come le teste mostruose dei carnefici di Santa Lucia nel dipinto di Caravaggio a Siracusa. Nessuno ha potuto rimproverare a Caravaggio il male che egli ha rappresentato esibendo in primo piano, come protagonisti, i bruti che stanno coprendo di terra il volto di Santa Lucia. Il male esiste come la disponibilità al crimine di molti uomini. I giornali ne sono pieni ogni giorno. Immagini e racconti di imprese di inaudita violenza. E, dunque, noi ci specchiamo nel male. Taluno per ritrarsene inorridito. Altri per compiacersene. “Nihil humanum a me alienum puto”.
La parola “mafia” entra nei vocabolari negli stessi anni dell’Unità d’Italia. La parola “museo” sancisce la fine di un’esperienza vissuta, tragica e terribile. Come c’è il museo della Shoah ci può anche essere un museo della mafia, che non vuol dire un museo per la mafia, ma la rappresentazione di un fenomeno o di un periodo storico che è arrivato alla fine, come si vede in un museo archeologico.
Abbiamo chiamato un artista siciliano, Cesare Inzerillo, il quale, ispirandosi alle catacombe dei Cappuccini di Palermo, con le mummie e i morti che si agitano come ne La classe morta di Tadeusz Kantor, ha pensato dieci stazioni come dieci cabine entro cui si svolge un racconto con filmati relativi alla sanità mafiosa, all’energia eolica, al pizzo, al potere politico, ai simboli del potere, alla religione, all’abusivismo edilizio, al controllo dell’acqua, allo stragismo, al carcere, all’informazione, alla famiglia. Così, come con il film Gomorra, si può sfruttare la mafia. E quando diventa un museo si ha anche la sensazione che sia fossile, al di là della certezza che la mafia abbia comunque potere.
La connessione tra America e Sicilia fa capire quanto è grande la Sicilia, perché la Sicilia si misura non con la Francia o con la Germania, ma con l’America. La Sicilia ha il marchio doc. Cosa nostra è una cosa grande: e se nasce un museo che la illustra a Las Vegas, io non capisco perché non debba nascere nel suo luogo d’origine, in Sicilia. Las Vegas è un grande parco dei divertimenti; in Sicilia abbiamo una dimensione più reale e più drammatica.
Però è vero che agli osservatori di tutto il mondo è ormai evidente che le forze più trainanti della mafia sono oggi la ‘ndrangheta calabrese e la camorra, mentre la sua azione in Sicilia è veramente indebolita. Ed è quindi il momento per trasferirla in una dimensione diversa, analizzarla nella sua storia, nello spazio del racconto come è accaduto negli innumerevoli libri, saggi e film sulla mafia, in un mercato molto vivo dominato dall’indignazione come è accaduto con Gomorra. Perché un libro e un film sì e un museo no?


The Museum of Mafia is a collection of witnesses and memories narrating the long-standing oppression wielded by mafia against and on behalf of the State.
Far more than ministers, presidents, mayors, mafiosi have represented the authority in Sicily. Crimes they made have become legend. Money has given body to power.
Mafia system, that usually lies beneath the surface, is here openly showed, with no fear, no hypocrisy. Just as the executioners with monster-shaped heads killing Saint Lucia in the painting of Caravaggio in Syracuse. No one could blame Caravaggio to have placed evil in the foreground of the painting, elevating to main characters the two brutes who are burying Saint Lucia.
The presence of evil is as easy as the tendency to commit crime for some men. Every day, newspapers are full of images and descriptions of violent acts. Therefore, every day we reflect ourselves in evil. Someone retreats horrified. Someone else, instead, gets satisfaction. “Nihil humanum a me alienum puto.”
The word “mafia” joins the dictionary at the same time of the Unification of Italy. The word “museum” recognizes the end of a dramatic and terrific experience. As we have the Museum of Shoah, we can have the Museum of Mafia, too. That doesn’t mean a museum to celebrate mafia, but to represent a phenomenon and historic period which has come to an end, as it happens in archeological museums.
We hired Cesare Inzerillo, a Sicilian artist, who got inspired from the Cappuccini catacombs in Palermo, crowded by mummies and corpses agitating like the ones in The dead class by Tadeusz Kantor, and realized ten stations. Inside these stations, designed like booths, movies tell about infiltration of mafia in the fields of public health, wind energy, mob-taxes, political power, symbols of power, religion, illegal buildings, control of water resources, massacres, jail system, mass media, and family. This way, as in the movie Gomorra, we can exploit mafia. And seeing mafia placed in a museum gives you the feeling it’s fossil, even if the bitter truth is that mafia is still powerful.
The link between America and Sicily makes us understand how wide Sicily is: you can’t compare Sicily to France or Germany, but rather to America. Sicily has the DOC mark. Cosa nostra is a big deal: Las Vegas is hosting a museum which represents it, I firmly claim the same can be done in its motherland, Sicliy. But while in Las Vegas we’re surrounded by the typical atmosphere of amusement parks, in Sicily we can find a more actual and dramatic dimension.
Observers worldwide could argue that by now the Calabrian ‘ndrangheta and the Neapolitan camorra are far more powerful than Sicilian mafia, and that mafia grip on territory has weakened. So, time is right to move mafia into a different dimension, so that we can analyze it by history and tales about it, just as a big body of books, essays, and movies have done over time, and to put it on the lively market ruled by disgust just like happened after Gomorra. As easy as we welcome a new book or movie about mafia, the same we shall do for a museum.